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Cosa sta succedendo in Siria?

Cerchiamo di chiarire come è nato il conflitto e chi sono le forze in campo.



Probabilmente molti di voi ci staranno capendo poco riguardo quello che sta succedendo in Siria, ed è comprensibile visto che la situazione è molto complessa.

Nel marzo 2019 l’ISIS venne sconfitta dalle SDF, una coalizione arabo-curda appoggiata dalle nazioni occidentali.

I curdi si misero in guerra perché speravano in un aiuto occidentale per la realizzazione del loro obbiettivo: la creazione di uno stato indipendente curdo, da raggiungere attraverso azioni di guerriglia e attraverso partecipazione democratica in stati in cui sono minoranza come la Turchia.


I curdi occupano il territorio a nord-est della Siria al confine con la Turchia, il presidente siriano Assad sostenuto da Iran e Russia occupa la zona sud della Siria e a nord-ovest ci sono forze ribelli contro Assad e alcuni gruppi di ex-jihadisti.


Dopo la sconfitta dell’ISIS da parte dei curdi Trump nell’ottobre 2019 decise di ritirare le truppe americane in Siria a sostegno dei curdi sia perché riteneva la guerra con l’ISIS conclusa sia per una questione di campagna elettorale.

Ciò ha permesso però alla Turchia di cominciare le sue azioni contro i curdi invadendo la parte nord-orientale della Siria mascherandola come un operazione di pace. Gli stati occidentali non la presero bene e ci furono molte tensioni e minacce.

I curdi, dopo l’abbandono degli Stati Uniti decisero di allearsi col governo siriano di Assad per contrastare il governo di Ankara. Ciò portò la Turchia a non doversi più solo scontrare coi curdi ma anche con l’Iran e la Russia che appoggiano il governo di Assad.


AD OGGI:

L’1 marzo il presidente turco Erdogan ha risposto alla morte di 33 soldati turchi nel nord-ovest della Siria abbattendo tre jet e alcuni convogli dell’esercito di Assad.

L’aviazione russa, presente nella zona, non è intervenuta e anche l’Europa in ambito diplomatico internazionale appare debole senza assumere una posizione forte e comune da grande potenza quale dovrebbe essere. Erdogan sta approfittando di questa situazione mandando i profughi siriani presenti in Turchia verso l’Europa per fare pressioni e spingere gli stati europei a sostenere la sua guerra.

Erdogan e Putin si incontreranno domani, giovedì 5 marzo per parlare della crisi che si è venuta a creare, anche se le relazioni fra i due paesi sono assai complesse visto che la Turchia essendo parte della NATO, dovrebbe essere alleata degli Stati Uniti.

Bisognerà dunque capire che posizioni assumerà la Russia visto che ancora sta appoggiando l’esercito di Assad, ma che assume alcuni comportamenti nei confronti della Turchia molto leggeri come l’accordo che permetteva alla Turchia di occupare la regione di Idlib, la zona cuscinetto dove si sta svolgendo la guerra.


Chi ne paga le conseguenze di questi giochi di potere, intanto, sono i milioni di profughi che sono dovuti scappare dal loro paese cercando di raggiungere l’Europa e tutte le persone sfollate nel territorio di Idlib.


FLUSSI MIGRATORI IN AUMENTO

Dopo che la Turchia ha dichiarato di non voler più fermare i migranti 120000 profughi stanno raggiungendo il confine con la Grecia per raggiungere l’UE.

La tensione cresce e la Grecia sta tendando di respingere i migranti in virtù dell’accordo che l’Unione Europea aveva siglato con la Turchia che prevedeva che la Turchia gestisse e bloccasse i flussi migratori a fronte del pagamento di 6 miliardi di euro.

L’accordo non viene più rispettato e la Grecia si trova ad affrontare l’emergenza da sola con l’Unione Europea che continua ad avere un atteggiamento passivo e debole non solo verso la Turchia ma anche riguardo questioni di politica interna all’Unione.


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